1961, scoperta dell'RNA messaggero


mrna

Dall'inizio della pandemia di Covid-19 abbiamo visto comparire nel linguaggio quotidiano termini che, fino ad un paio di anni fa, erano riservati al mondo scientifico. Il PCR, ad esempio, utilizzato per i test diagnostici.
Un altro termine un tempo sconosciuto al pubblico e che oggi è sulla bocca di tutti: RNA messaggero.
La storia dietro ai vaccini a mRNA coinvolge centinaia di ricercatori nel mondo, molti anni di studi e investimenti sia pubblici che privati. Ciascuno di questi fattori ha contribuito a creare una solida base su cui, nel minor tempo possibile, è stato possibile sviluppare i primi vaccini basati su mRNA per fermare la diffusione della COVID-19. 


Quando e chi ha scoperto l'mRNA?


Dobbiamo tornare indietro di sessant'anni all'Institut Pasteur di Parigi.
Le ricerche in ambito genetico e, in particolare sulla sintesi delle proteine, dei biologi francesi François Jacob e Jacques Monod portarono nel 1961 alla scoperta dell'esistenza dell'RNA messaggero, molecola responsabile della trasmissione dell'informazione contenuta nel DNA dal nucleo al citoplasma.
L’organismo umano deve produrre continuamente proteine per mantenersi in vita e rispondere adeguatamente agli stimoli esterni e interni. Il codice genetico necessario per la costruzione delle proteine è custodito nel DNA ma è l’mRNA la molecola che trasmette il messaggio a tutte le cellule dell’organismo su quali proteine produrre e quando. Utilizzando RNA sintetici si potrebbero quindi trasmettere informazioni specifiche all’interno delle cellule senza andare a modificare le istruzioni del DNA: questa è l’idea su cui si basa l’utilizzo dell’mRNA a scopo terapeutico. Si tratta quindi di trasformare le cellule in una “fabbrica” di farmaci su richiesta, sfruttando le informazioni trasmesse tramite l’RNA messaggero prodotto in laboratorio.
Da qui nacque l’idea negli anni ’90 di utilizzare degli RNA messaggeri sintetici a scopo terapeutico: introdurre all’interno delle cellule un’informazione, l’RNA messaggero per l’appunto, per produrre una proteina terapeutica.


scoperta rna messaggero


L'entrata in campo delle aziende farmaceutiche


 Le grandi aziende farmaceutiche sono entrate nel campo dell’mRNA alla fine degli anni 2000.
BioNTech è stata lanciata sul mercato nel 2012 e Moderna, fondata nel 2010, nel 2015 aveva raccolto più di un miliardo di dollari per provare a sfruttare l’mRNA per indurre l’organismo a “produrre i propri farmaci”, correggendo definitivamente le malattie causate dall’assenza o dalla carenza di proteine.
Fu subito chiaro quanto i vaccini a mRNA soddisfino i requisiti di un vaccino clinico ideale: sicuro, versatile e di veloce disegno, progettazione e produzione, anche su larga scala. La ricerca sui vaccini a mRNA ha raggiunto il suo picco tre anni fa, in tempi non sospetti.
I campi applicativi dei vaccini a mRNA vanno oltre il Covid-19: la ricerca sta prendendo in considerazione lo sviluppo di vaccini di questo tipo che combattano anche altri coronavirus e altre malattie infettive. Così come i virus dell’influenza, dell’herpes, dell’epatite C, dell’HIV, della malaria, e per il morbo di Lyme. Ed infine nulla toglie che in un futuro non troppo lontano si sviluppino vaccini anche contro malattie genetiche rare, orfane di cura.


I vaccini a mRNA nella lotta al Covid-19


Quando il nuovo coronavirus SARS-CoV2 ha cominciato a diffondersi in tutto il mondo destando molte preoccupazioni, Moderna si è subito messa all’opera per sviluppare un prototipo di vaccino non appena la sequenza del genoma del virus è stata resa nota.
Insieme al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) degli Stati Uniti ha avviato studi preclinici e clinici in meno di dieci settimane.
Il vaccino anti Covid-19 funziona in modo diverso rispetto ai vaccini tradizionali: non contengono virus vivi, attenuati o frammenti del rivestimento virale. Sfruttano molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA) per “insegnare” alle nostre cellule come assemblare la proteina Spike, che è la chiave con cui il Coronavirus SARS-CoV- 2 entra nell’organismo e lo infetta.
La proteina Spike così assemblata viene riconosciuta come estranea dal sistema immunitario che, a sua volta, produce anticorpi neutralizzanti in grado di bloccare il Coronavirus.
L’RNA è il materiale genetico che contiene le istruzioni per la sintesi di nuove proteine: in questi vaccini c’è solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike.

vaccino covid

I vaccini a mRNA hanno effetti a lungo termine?


L’ansia maggiore di questo ultimo periodo deriva dal dubbio di eventuali effetti indesiderati a lungo termine di questi "nuovi" vaccini a mRNA.
La letteratura scientifica riguardo a questo approccio innovativo non riporta esempi di effetti a lungo termine, in quanto il tempo di permanenza di una molecola di mRNA all’interno dell’organismo è davvero breve.
La loro naturale instabilità fa sì che vengano eliminate rapidamente, dopo appena un giorno dalla somministrazione.

La campagna vaccinale è iniziata da quasi un anno e oggi si contano più di sette miliardi di persone che hanno ricevuto una dose o la vaccinazione completa con tutti i vaccini a disposizione. In Italia stime aggiornate riportano che i vaccini somministrati maggiormente sono stati proprio quelli a mRNA (Pfizer e Moderna). Al momento non sono stati registrati segnali di allarme comparsi a distanza di tempo dall'inoculazione: il sistema di sorveglianza continuerà sempre a monitorare la loro sicurezza a scopo precauzionale, così come si fa per qualsiasi altro farmaco


Sperando di esserti stati utili, ti ringraziamo per aver letto il nostro articolo, al prossimo Farmaconsiglio! 


I farmacisti della Farmacia di Legino


Contattaci